La caduta di un'amministrazione, il peso delle inchieste e la difficile eredità di un territorio sospeso tra continuità e fragilità
a cura di Bruno Marfé
La politica locale si misura innanzitutto sul territorio, tra la gente. È nella presenza costante, nell'ascolto, nella disponibilità al confronto che si costruisce il consenso più autentico. È in questo solco che si è mossa, per due anni, la parabola di Pasquale Marrandino a Castel Volturno. La sua vicinanza ai cittadini resta un dato difficilmente contestabile, ed è stata a lungo una delle ragioni principali del suo seguito.
Oggi quella stagione amministrativa è già chiusa. Dopo sette mesi di indagini avviate con le perquisizioni dei carabinieri di Caserta, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto una misura cautelare nei confronti del sindaco, accusato di corruzione insieme all'ingegnere Daniele Di Caprio e ad altre otto persone, in un'inchiesta che si è allargata nel tempo a più filoni: dall'affidamento di incarichi professionali fino a un presunto sistema di voti di scambio legato alle comunali del 2024. Di fronte alla richiesta della Procura, Marrandino si è dimesso insieme all'intera maggioranza consiliare, facendo cadere l'amministrazione e aprendo la strada al commissario prefettizio nominato dalla Prefettura di Caserta, che guiderà il Comune fino alle prossime elezioni.
Di fronte a una vicenda di questa portata, il rischio per il dibattito pubblico locale è cadere in due estremi ugualmente sbagliati: il giustizialismo sommario e l'agiografia preventiva, oggi rovesciata in una difesa a oltranza di chi non è più in carica.
Il primo principio da custodire resta quello dello Stato di diritto. Ogni cittadino, e a maggior ragione ogni amministratore pubblico, è innocente fino a una sentenza definitiva: è un pilastro costituzionale, non un'opzione. Marrandino e gli altri indagati mantengono questo diritto, e nessuna misura cautelare equivale a una condanna.
Ma il garantismo non può rovesciarsi nel suo contrario. Attendere il lavoro della magistratura non significa proclamare a priori l'innocenza di chi è indagato, così come un'indagine, per quanto articolata su più fascicoli, non equivale automaticamente a una colpa accertata. Una comunità matura non costruisce colpevoli prima dei processi, ma non ha nemmeno bisogno di costruire santi prima delle sentenze — né, tantomeno, dopo le dimissioni.
C'è poi un secondo terreno su cui vale la pena fermarsi: quello delle opere pubbliche e della trasformazione urbana che i cittadini di Castel Volturno vedono, o si aspettano di vedere, concretizzarsi.
Molti degli interventi in corso — dalla riqualificazione di spazi ed edifici pubblici ai nuovi servizi — sono il punto d'arrivo di percorsi avviati anni prima, tra progettazioni, finanziamenti e bandi complessi, spesso a cavallo di più mandati. Portare a termine opere ereditate non è un merito minore: è uno dei doveri fondamentali di chi amministra, ed è indice di continuità e responsabilità. Diventa discutibile solo quando questa continuità istituzionale viene raccontata come il prodotto esclusivo di una singola giunta. Le opere pubbliche appartengono alla comunità, non a chi si trova a tagliare il nastro.
Con la caduta dell'amministrazione, questo tema assume un peso ulteriore: sarà il commissario prefettizio a dover garantire che i cantieri aperti — e i fondi, incluse le risorse PNRR già assegnate al territorio — non restino bloccati nel passaggio di consegne, in un momento in cui il Comune ha più che mai bisogno di dimostrare capacità amministrativa autonoma dalle vicende giudiziarie.
Resta infine il nodo del tessuto economico locale, che non può essere liquidato con un'impressione. Negli ultimi mesi lo stesso dibattito regionale ha riconosciuto la fragilità di questo fronte: una mozione presentata in Consiglio regionale ha chiesto un protocollo tra Regione, Comune e Provincia per accelerare gli investimenti infrastrutturali strategici — a partire dal Porto Turistico di Pinetamare e dalle opere di difesa della costa dall'erosione — proprio perché il territorio, per anni, non è riuscito a tradurre in attrattività reale gli strumenti urbanistici pensati per incentivare chi vuole investire, dai fabbricati da recuperare alle aree a vocazione turistica e artigianale. Che gli operatori economici scelgano altrove per ragioni di burocrazia, di percezione o di reale carenza di infrastrutture è un tema che merita approfondimento specifico, non un rigo di colore in un editoriale. Ma il dato politico resta: senza un ambiente in cui chiunque possa investire e competere secondo regole trasparenti e uguali per tutti, la ripartenza rischia di restare sulla carta.
Il futuro di Castel Volturno non si costruisce sulla contrapposizione tra tifoserie politiche, né sulla difesa a oltranza di chi ha lasciato l'incarico, né sulla sua demonizzazione. Serve una classe dirigente — quella attuale, commissariale, e quella che uscirà dalle urne — capace di riconoscere ciò che ha funzionato, correggere ciò che non ha funzionato, e ricordare che il buon governo non nasce dalla propaganda ma dalla trasparenza e dalla credibilità delle istituzioni.
Un ultimo equivoco va evitato. Il consenso popolare non è mai stato una prova d'innocenza, così come un'inchiesta giudiziaria non è una prova di colpevolezza. Si può essere stati apprezzati, vicini alla gente, efficaci su alcuni fronti amministrativi, e restare comunque soggetti, come qualunque cittadino, all'accertamento della magistratura. Sono piani diversi, che una comunità matura ha il dovere di tenere distinti — anche ora che l'amministrazione non c'è più.
Chi sarà riconosciuto colpevole con sentenza definitiva dovrà risponderne fino in fondo, tanto più per aver ricoperto una carica pubblica. Ma fino a quel momento, il rispetto delle garanzie costituzionali deve procedere insieme al diritto della comunità di mantenere uno sguardo critico — sull'amministrazione che è caduta, e su quella che verrà.
L'amore per Castel Volturno non si dimostra con la caccia alle streghe né con le santificazioni, affrettate ieri o postume oggi. Si dimostra pretendendo legalità, trasparenza, continuità amministrativa e istituzioni capaci di meritare, giorno per giorno, la fiducia di chi qui vive e lavora.
Aggiungi commento
Commenti