di Attilio Pepe
Ci sono momenti in cui la storia di un popolo si ferma, si concentra in un unico istante e si riflette in uno sguardo. Per noi, quel momento coincide con i giorni in cui celebriamo la solennità della Vergine Assunta in cielo. Guardare Maria Santissima nel Suo sublime splendore non significa semplicemente assistere a una festa o a un rito di calendario , ma contemplare il cuore pulsante di Santa Maria la Fossa. Nel Suo sguardo è scritta la nostra storia; nel Suo abbraccio si ritrova l’intera nostra comunità. Questa immagine sacra racchiude un legame viscerale, un’identità religiosa e cittadina che da secoli unisce intere generazioni sotto lo stesso manto protettivo.
Ed è immensamente bello e commovente ammirare la sacra effige dell'Assunta mentre scende tra la Sua gente, varcando le soglie della Chiesa per percorrere le strade del nostro Paese. Vederla avanzare tra le case, portando la Sua luce divina e la Sua potente protezione in ogni angolo e in ogni famiglia; è un'emozione che tocca le corde più profonde dell'anima. È il cielo che si fa vicino, che cammina sulla nostra terra e raccoglie le preghiere, i silenzi e le speranze di ciascuno di noi.
La devozione autentica non ha bisogno di artifici, ma di fedeltà. Con grande rispetto per ogni legittima espressione della festa, occorre ricordare — con lo spirito che da secoli la tradizione insegna — che il cuore e la vera essenza di questa festività risiedono proprio nella solenne processione del 14 agosto. È attorno a questo "momento cardine" che si concentra la nostra fede.
C'è un'immagine impressa nei nostri cuori che esprime la parte più pura di questo cammino: lo spettacolo toccante di una comunità ordinata e devota. Com'era straordinariamente bello vedere i tantissimi giovani e le associazioni parrocchiali di una volta aprire con fierezza il lungo corteo della processione. Quella lunga fila di bambini che anticipava il passo della Vergine, la presenza composta delle Figlie di Maria, il cammino testimoniato dell'Azione Cattolica. Era il segno visibile di un passaggio di testimone spirituale tra le generazioni. Oggi, purtroppo, assistiamo a un panorama mutato, dove tutto questo senso di sacralità e appartenenza sembra talvolta sopraffatto e sbiadito dalle spinte di una secolarizzazione modernista che tende a distrarre e a disperdere i valori più autentici.
Proprio per l’immensità di questo amore, abbiamo allora il dovere sacro di custodire e difendere questo patrimonio. Avverto nel cuore, così come tantissimi altri fedeli, il profondo desiderio che le nostre tradizioni rimangano intatte, protette dal logorio del tempo ma anche dalle "derive della modernità" che oggi si individuano "chiaramente". Sentiamo il bisogno di preservarle da "stravolgimenti in atto" che ne minano l’autenticità e da scelte estemporanee che rischiano di alterarne lo storico significato. Incombe, infatti, il rischio concreto di creare precedenti capaci di calpestare, nel tempo, la sacralità e l'integrità di un'antica tradizione che abbiamo invece il dovere di tramandare intatta così come l'abbiamo ricevuta.
È proprio in virtù di questa centralità che oggi si rende necessaria la massima prudenza. La tutela e la salvaguardia della nostra settecentesca sacra effige devono essere la priorità assoluta di tutti. Parliamo di un simulacro inestimabile, fragile per sua stessa natura storica che oggi appare talvolta esposto a travagliati quanto rischiosi spostamenti. L'emozione e il giusto furore devozionale sono sentimenti bellissimi, segni di un amore vivo e pulsante, ma non devono mai prevalere sul buon senso e sulla responsabilità. Amare la Madonna significa anche proteggere la Sua immagine terrena, evitando di esporla a pericoli o a sollecitazioni che potrebbero danneggiarla irrimediabilmente. La prudenza non spegne la fede, la nobilita.
Per me, la presenza alla solenne processione del 14 agosto in onore della nostra Santa Protettrice non è un semplice appuntamento; è un voto del cuore che affonda radici lontanissime. È il rinnovo di una promessa intima, un cammino di fede che ravviva la mia fortissima devozione alla Vergine Assunta e che mi ricorda chi sono.
Oggi gli eventi della vita mi vedono operare in una veste che mai avrei immaginato di indossare, un cammino che mi sta donando una visibilità pubblica che mai avrei pensato di avere. Eppure, avverto questo ruolo non come un traguardo personale, ma come un servizio: sento l'immenso onore e il dovere di portare con me, ovunque io sia chiamato ad agire, il nome della mia amatissima comunità "Fossatara". Insieme a questo nome, custodisco e testimonio le sue nobili e antiche tradizioni, che sono il cuore pulsante e l'identità più autentica del nostro territorio.
Perché ovunque io vada, e in qualsiasi luogo la vita mi porti, reco sempre nel mio cuore le mie radici. Ogni passo, ogni responsabilità e ogni preghiera condivisa lungo le nostre strade ci fa sentire uniti in un unico, immenso sentimento comunitario. Una fede che non si spegne, ma che si rinnova e ci guida, oggi come secoli fa.
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