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Note a margine di un'occasione mancata a Castel Volturno
a cura di Bruno Marfé
Tutto è iniziato il 28 novembre 2025, quando il giornalista Vincenzo Ammaliato diede vita a un gruppo WhatsApp dal nome emblematico: "Comunità attiva". L'obiettivo era mettere a confronto esperienze associative diverse, favorire una partecipazione più corale alla vita di Castel Volturno e, attraverso il coinvolgimento di una trentina di rappresentanti del tessuto sociale locale, preparare il terreno per la nascita di una vera e propria Consulta comunale delle associazioni.
Nelle intenzioni iniziali, quel tavolo virtuale e gli incontri che ne seguirono — dedicati tra l'altro alle problematiche ambientali, alla sicurezza e al controverso progetto del CPR in località La Piana — dovevano rappresentare un ponte verso un organismo istituzionale ufficiale, destinato a esaurirsi una volta che le istituzioni avessero formalizzato la Consulta.
Poi, il 20 agosto, è arrivata una richiesta concreta. Nella chat è stata condivisa la disponibilità dell'amministratrice della società che gestisce il servizio di igiene urbana a incontrare i responsabili delle associazioni locali per affrontare insieme la situazione di forte criticità che si stava determinando in queste settimane estive. Grazie alla disponibilità di don Gianni Branco, l'incontro è stato organizzato in tempi rapidissimi nei locali della parrocchia di Pinetamare per la mattina successiva.
Una circostanza concreta, nata da un'emergenza concreta. Eppure è bastato questo per aprire un fronte di polemiche all'interno dello stesso mondo associativo.
Le critiche
Non si tratta di una ricostruzione basata su indiscrezioni: le critiche sono state espresse pubblicamente, con nome e cognome, su Facebook.
Baia Verde Rinasce, associazione ambientale attiva sul territorio da anni, ha denunciato quello che definisce uno "sciacallaggio politico", accusando chi si è mosso di voler cavalcare l'emergenza rifiuti per costruire visibilità in vista di una futura campagna elettorale. E si contesta in particolare che l'associazione sia stata citata come partecipante a un incontro a cui, a suo dire, non ha mai preso parte né conferito mandato di rappresentanza ad alcuno; racconta anzi di essersi vista dire, in una chat privata, che avrebbe comunque "potuto partecipare" a un progetto a cui la sua associazione non aveva mai aderito — episodio che pone, a ragione, una domanda di metodo: chi decide chi ha titolo per partecipare a cosa?
Officina Volturno, altra realtà associativa con oltre un ventennio di presenza sul territorio, sposta il piano della critica sulla forma: richiama lo Statuto comunale, che regola l'iscrizione all'albo delle associazioni (statuto registrato, sede, bilancio dopo due anni, riconoscimento sindacale), e annuncia di voler chiedere al Commissario una verifica sull'esistenza reale di alcune associazioni citate nella vicenda. Chiude con un atto formale — invito, diffida e messa in mora — contro chiunque utilizzi impropriamente il nome dell'associazionismo "Libero e Indipendente".
Sono posizioni legittime, e legittimo è pretendere chiarezza su ruoli, rappresentanza e procedure — tanto più quando, come nel caso di Baia Verde Rinasce, la contestazione riguarda un fatto preciso e verificabile (essere stati citati come partecipanti senza esserlo).
Il nodo: dal fatto contestabile al sospetto preventivo
Ma è qui che la vicenda si biforca, ed è qui che si apre la questione che va oltre il singolo episodio.
Una cosa è contestare un fatto specifico — un'associazione citata a torto, un ruolo attribuito senza mandato. Un'altra è presumere, a monte, che dietro l'iniziativa ci sia necessariamente un calcolo elettorale: la "processione degli sciacalli dell'ultimo minuto", i "nuovi paladini dell'ambiente" che si chiedono dove fossero ieri. Nel primo caso si verifica un fatto. Nel secondo si processano delle intenzioni.
Ed è proprio questo meccanismo — il sospetto che precede la verifica — a rischiare di paralizzare qualsiasi forma di cittadinanza attiva: se ogni iniziativa spontanea viene letta prima come manovra e poi, eventualmente, come fatto, nessuno si muoverà più senza un'autorizzazione preventiva che nessuno ha titolo per concedere.
Nel caso specifico, non si trattava di costituire una Consulta comunale senza il Comune, né di attribuire incarichi istituzionali, né di decidere chi dovesse rappresentare tutte le associazioni di Castel Volturno. Si trattava di rispondere a una richiesta di confronto arrivata dal gestore del servizio di igiene urbana, mettendo intorno a un tavolo alcune realtà disponibili a confrontarsi. L'incontro non ha prodotto nomine né organismi istituzionali: ha prodotto un confronto sulle criticità del servizio e un primo tentativo di costruire un meccanismo di segnalazione, presa in carico e verifica dei disservizi — i cittadini potranno segnalare i disservizi attraverso un canale privato, le segnalazioni saranno raccolte, catalogate e trasmesse ai responsabili operativi di WM Magenta per la presa in carico e la verifica sul campo.
Non un tavolo politico. Non una campagna elettorale. Non una nuova struttura istituzionale. Un tentativo, molto più semplicemente, di affrontare un problema — ed è su questo, sul funzionamento o meno di quel meccanismo, che la vicenda andrà giudicata nelle prossime settimane, non sulle intenzioni che le si attribuiscono oggi.
Un paradosso da non perdere di vista
C'è un paradosso in questa storia. Il gruppo "Comunità attiva" era nato proprio per favorire il confronto tra esperienze diverse e preparare la strada verso una Consulta delle associazioni. Nel momento in cui quel principio viene messo alla prova da un problema concreto, una parte del mondo associativo reagisce rivendicando soprattutto appartenenze, prerogative e formalità — la stessa logica che la Consulta avrebbe dovuto in teoria superare.
Non è una contraddizione da liquidare: le obiezioni di Officina Volturno sullo Statuto comunale e sulla necessità di riconoscimento formale sono, sul piano procedurale, fondate. Ma la verifica delle procedure e il sospetto sulle intenzioni sono due cose diverse, ed è il secondo, non il primo, a rischiare di bloccare tutto.
I fatti, non le intenzioni presunte
L'emergenza rifiuti a Castel Volturno non è nata il 20 agosto 2026, né con la caduta dell'Amministrazione comunale, né con l'arrivo del commissario. È un problema che il territorio conosce da anni, che riguarda responsabilità, organizzazione del servizio, raccolta differenziata, abbandoni, controllo del territorio.
Se qualcuno vuole fare politica, è libero di farlo. Se qualcuno vuole fare volontariato, è altrettanto libero di farlo. E se emergeranno errori, sovrapposizioni di ruoli o un uso improprio del nome di un'associazione — come denuncia Baia Verde Rinasce — sarà giusto chiederne conto sui fatti specifici, non sulla base di un sospetto che precede la verifica.
Il vero banco di prova, alla fine, sarà semplice da osservare: se il sistema di segnalazione nato dall'incontro funzionerà, se i disservizi verranno presi in carico, l'iniziativa avrà avuto un senso. Se non funzionerà, sarà altrettanto legittimo criticarla. Ma è su questo — sui fatti verificabili, non sulle intenzioni presunte — che vale la pena misurare la vicenda, prima che l'ennesima emergenza si trasformi soltanto nell'ennesima occasione mancata.
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