Non solo musicanti diversi, ma musica diversa.

Pubblicato il 2 settembre 2026 alle ore 19:06

Dopo il commissariamento, la vera sfida è cambiare il modo di fare politica.

a cura di Bruno Marfé

Basta soliti noti: Castel Volturno merita di più.

Lo avrete letto anche voi: il 31 agosto Cronache di Caserta ha raccontato di un “tavolo politico a Pinetamare” in vista delle prossime comunali. Da una parte l'area di sinistra… dall'altra, i primi movimenti del centrodestra… entrambi con volti già noti all'amministrazione locale.

Nessuno vuole processare le persone per quello che hanno già fatto. Il punto è un altro: dopo il commissariamento, ripartire dagli stessi nomi e dagli stessi tavoli è davvero l'unica strada possibile?

Facciamo un passo indietro. Pasquale Marrandino si è dimesso da sindaco, insieme ai consiglieri di maggioranza, e al suo posto è arrivato il Commissario prefettizio. È una delle crisi istituzionali più serie che Castel Volturno abbia vissuto negli ultimi anni. Eppure, a distanza di mesi, non risulta che ci sia stato un vero momento pubblico di analisi: nessun incontro pubblico dedicato a spiegare perché la maggioranza si sia sfaldata, nessun documento condiviso con i cittadini su cosa non ha funzionato. La pagina si è chiusa senza che nessuno la raccontasse fino in fondo. Forse anche per via del periodo estivo.

Ed è proprio questo il problema di ripartire dal “tavolo di Pinetamare” così com'è: si riparte dai nomi, non dalle risposte.

Il paese non ha bisogno solo di facce nuove sulle schede elettorali.

Ha bisogno di una politica che sappia dire con chiarezza come intende amministrare, con quali competenze, con quali garanzie di trasparenza. Il cambiamento non si misura contando quanti nomi nuovi entrano in lista, ma verificando se dietro quei nomi c'è davvero un progetto diverso.

In questo, anche i partiti tradizionali possono avere un ruolo. Ma dovranno dimostrarlo aprendo davvero spazio a chi finora è rimasto fuori: professionisti, associazioni del territorio, comitati civici che a Castel Volturno esistono e lavorano, spesso in silenzio, su temi come l'ambiente, l'immigrazione, il lavoro. Non generiche “energie della società civile”, ma le persone concrete che ogni giorno si confrontano con questi problemi sul campo.

Perché la vera domanda in vista delle prossime comunali non è chi sostituirà chi. È che idea di Castel Volturno si vuole costruire, e con quali strumenti amministrativi la si vuole realizzare. Un paese con i problemi complessi che abbiamo — ambientali, sociali, di legalità — non si governa solo con la logica delle appartenenze politiche.

Castel Volturno ha davanti una scelta semplice da dire e difficile da fare: limitarsi a cambiare i protagonisti, oppure provare a cambiare anche il modo in cui si costruisce la classe dirigente locale. La prima strada è la più comoda. La seconda è quella che serve, se davvero si vuole voltare pagina dopo il commissariamento.

Il tempo dei soliti noti non finisce perché cambiano i nomi sulla scheda. Finisce quando il confronto politico mette al centro le competenze e le idee, non le appartenenze. Da qui, se vogliamo, si può ripartire davvero.

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Commenti

Pasquale Iorio
un'ora fa

Ottimo intervento per avviare un confronto. P. Iorio