Dalla proiezione in un’atmosfera intima e partecipe al dibattito in sala con il regista e il cast.
a cura di Bruno Marfé
Si è aperta in un’atmosfera raccolta e misurata la serata inaugurale della 9ª edizione del FCCV (Film Festival Castel Volturno). Un avvio autentico e privo di formalismi, dedicato prima alla presentazione degli ospiti in sala e poi alla proiezione dell’opera di apertura, ERA di Vincenzo Marra, che ha saputo riscaldare la platea guidandola in un percorso emotivo intenso, sospeso tra il realismo crudo e la leggerezza della commedia amara.
Il film: una favola dolceamara sulle distanze umane
Con ERA, Vincenzo Marra firma una pellicola asciutta e profonda, capace di posare lo sguardo sulle fragilità della terza età e sulle disuguaglianze sociali senza cedere a scorciatoie consolatorie. Il film si presenta come una vera e propria favola insieme triste e allegra, in cui l’incomunicabilità e il peso della malattia vengono attraversati da un’ironia viscerale e liberatoria.
Il racconto vive di un cambio di passo netto: a un primo tempo rigido, spiazzante e quasi formale, segue un secondo “atto” di puro triste divertimento. Lo spartiacque decisivo avviene quando la badante straniera abbandona le frasi di circostanza ed esplode in un limpido e appassionato napoletano contro le ipocrisie dei “padroni”. In quel momento il velo della condiscendenza crolla e la lingua diventa un reagente di verità. Non per annullare le distanze di classe — che restano inalterate —, ma per trasformare la qualità del contatto: cadute le maschere, ai personaggi non resta che specchiarsi per ciò che sono e trovarsi su un terreno comune fatto di amara ma sincera umanità.
Il dibattito con il regista e il cast
Al termine della proiezione, il confronto con il regista e le attrici protagoniste (Dalia, Rosaria D’Urso e Angela) ha regalato al pubblico del FCCV momenti di intensa empatia. Marra ha raccontato la genesi del film, nato dai ricordi d’infanzia passati sul divano della nonna a Vico Equense e maturato durante il Covid come reazione d’orgoglio contro il cinismo verso gli anziani: “Loro sono attaccati alla vita dal primo all’ultimo momento, ed è questo il messaggio straordinario del film”. Tra risate e applausi, il cast ha poi svelato retroscena sui provini e su un’intesa naturale sul set nata da un’amicizia reale e pluridecennale tra le attrici, scoperta dal regista solo a casting ultimato.
Intervenendo dalla platea, ho chiesto a Marra proprio di questa struttura quasi “teatrale” in due tempi, osservando come la “sparata” in napoletano segni il punto di svolta che trasforma il racconto da dramma trattenuto a favola tragicomica. Il regista ha confermato che il cambio di ritmo era voluto, e che ironia e rottura linguistica diventano strumenti di riscatto e integrazione, specchio di una città come Napoli, storicamente priva di ghetti e aperta all’accoglienza.
Un finale a sorpresa: l’abbraccio tra Lino Vairetti e Rosaria D’Urso
A coronare la serata è stato un fuori programma. Dal pubblico si è fatto avanti Lino Vairetti, storico leader e voce degli Osanna, per salutare Rosaria D’Urso. Ero lì e ho assistito all’incontro: un abbraccio caldo e sincero, dopo diversi anni senza vedersi, tra due persone legate da un’amicizia che dura da oltre quarant’anni. Poi il gesto più semplice e più vero: lo scambio dei numeri di cellulare e la promessa di rivedersi presto per una pizza, con me incluso, felice di aver portato Lino a questa serata.
Un’inaugurazione perfetta per questa 9ª edizione del FCCV, capace di intrecciare il grande cinema d’autore, la riflessione sociale e la bellezza autentica dei ritrovi umani.
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