Dal Centro Fernandes al Municipio, cinque chilometri di marcia pacifica. L’appalto era stato aggiudicato quattro giorni prima.
E il territorio rivendica il diritto di raccontarsi diversamente.
a cura di Bruno Marfé
CASTEL VOLTURNO. Sabato 24 ottobre la Domiziana è stata attraversata da un corteo nazionale contro il Centro di permanenza per il rimpatrio previsto in località La Piana. Tra i 10mila indicati dalla Questura e quasi 20mila dichiarati dagli organizzatori, una folla ha sfilato dal Centro Fernandes fino al Municipio, tra le bandiere di sindacati e associazioni e le percussioni della comunità nigeriana.
Chi c’era
In prima fila i vescovi di Napoli, Caserta, Aversa, Teano, Cerreto Sannita, Benevento e Pozzuoli, guidati dal cardinale Mimmo Battaglia, con Angelo Spinillo, Pietro Lagnese, Giacomo Cirulli, Giuseppe Mazzafaro, Michele Autuoro e Carlo Villano. Battaglia ha aperto la manifestazione con una preghiera di don Tonino Bello: gli uomini sono angeli con un’ala soltanto e possono volare solo restando abbracciati. «Se noi siamo qui quest’oggi è perché vogliamo essere un’ala di riserva». Poi l’appello a chi governa «di fermarsi, di ascoltare questa terra»: «Il problema non sono gli immigrati ma le disuguaglianze e le mafie».
Accanto a loro il presidente della Regione Roberto Fico e l’assessore al Welfare Andrea Morniroli, tra gli organizzatori più attivi. Presenti parlamentari ed esponenti del centrosinistra, tra cui Piero De Luca, Sandro Ruotolo, Valeria Valente, Susanna Camusso, Stefano Graziano e Marta Bonafoni, i consiglieri regionali Zinno e Fiola e il segretario della Cgil Campania Nicola Ricci. E poi Libera, Mediterranea, Emergency, ActionAid, Arci, Legambiente, Uil, il Movimento Migranti e Rifugiati e il comitato regionale No Cpr. Libera ha sfilato con le sagome delle sette vittime della strage del 18 settembre 2008.
Il territorio
«Dicono che vogliono fare il Cpr qui a Castel Volturno a chilometro zero, come se i migranti fossero pomodori», ha detto prima della partenza Antonio Casale, direttore del Centro Fernandes. Lungo il tracciato molti negozi hanno abbassato le saracinesche, non per timore di danni ma come segno di contrarietà al progetto, e il manifesto della mobilitazione era affisso alle vetrine. È il punto che ricorre in tutti gli interventi: Castel Volturno non vuole essere ancora il luogo del degrado e della marginalità. Il vescovo Lagnese lo aveva scritto settimane fa, parlando di una città che da anni prova a sperimentarsi come «laboratorio d’integrazione». Per chi vive qui, un centro di detenzione rischia di dare nuova voce a quella narrazione stigmatizzante da cui si cerca di uscire con fatica, grazie al lavoro quotidiano delle persone normali.
L’appalto
Il 20 ottobre è stata aggiudicata la gara per la realizzazione della struttura: base d’asta di 43,3 milioni, 19 offerte, ribasso del 25% sui lavori e importo contrattuale di 31,36 milioni, con lavori da completare entro il 2028. La notizia è emersa proprio nelle ore del corteo. Fico ha annunciato che la Regione si opporrà alla gara in tutte le sedi opportune, con ogni mezzo amministrativo e con i ricorsi. La Regione ha già dichiarato zona di protezione speciale l’area che comprende "La Piana".
La polemica
Durante la marcia alcuni ragazzi hanno intonato un coro contro i carabinieri, e Gennaro Sangiuliano, con i capigruppo del centrodestra, ha chiesto a Fico di dissociarsi con una nota ufficiale. Le cronache però riferiscono di un percorso senza episodi a rischio, e per il Vescovo Lagnese è stata «una giornata di festa» che ha mostrato come si manifesta senza violenza.
Fonti: ANSA, Il Mattino, Fanpage, askanews, Avvenire; scheda di gara Invitalia.
Aggiungi commento
Commenti