Dall'Auditorium del Mare di Pinetamare.
di Bruno Marfé
Si è conclusa ieri sera, nella cornice dell'Auditorium del Mare di Pinetamare, la nona edizione del Festival del Cinema di Castel Volturno. Una serata finale vissuta nell'atmosfera vibrante del dopo partita Napoli-Roma, che si è distinta per la sua spigliatezza e per un ritmo agile, mai formale.
Un anno fa, raccontando l'inaugurazione dell'ottava edizione, ero partito dal brindisi delle tre organizzatrici. Quel brindisi ha trovato ieri il suo compimento. Daniela Cenciotti, Paola Esposito ed Emanuela Di Marco, le tre "anime" del festival, hanno messo in cantiere, varato e condotto in porto anche questa edizione. Lo hanno fatto con le risorse che il territorio mette a disposizione di chi fa cultura: gli sponsor che da anni accompagnano il festival, e la fatica di trovarne di nuovi in una zona dove molte imprese restano sorde alle istanze culturali. Chi organizza una manifestazione così sa quante difficoltà oggettive ci siano, e quanta ostinazione serva per trasformarle in una serata come questa.
Il risultato sono state opere di buon livello, ciascuna con una voce propria. Per questo non faccio nomi: nessuna ne esce sminuita dal palmarès. Le opere premiate si sono distinte per straordinaria originalità artistica, ma la cosa che resta è la qualità dell'insieme.
La forza più autentica del festival è stato il pieno coinvolgimento dei giovani, arrivati non solo da Castel Volturno ma anche da Santa Maria Capua Vetere e da Napoli. Un'energia fresca e contagiosa, fatta di talento e grande voglia di imparare, culminata nella proiezione di un breve quanto sorprendente video realizzato dai ragazzi in sole due ore di lavoro.
A tenere saldo il timone della serata è stato un impeccabile Fabio Brescia: la sua conduzione e la grande abilità nell'improvvisazione hanno gestito al meglio i fuori programma e i cambi di scaletta dell'ultimo minuto. L'apertura musicale è stata affidata a Roberto Colella, che ha riscaldato la sala con tre brani di grande intensità.
Particolarmente suggestivo il momento centrale con ospite la straordinaria Antonella Morea, capace di legare con raffinata interpretazione due anime della canzone partenopea apparentemente lontane, ma in realtà vicine e complementari: Nino D'Angelo e Pino Daniele. Una scelta di ospiti che parla di ambizione e di spinta, non certo di rinuncia. A completare il quadro artistico, le raffinate parentesi musicali curate dal trio composto da Letizia Vitagliano, Mario Nappi e Saverio Giugliano.
Una cerimonia di premiazione dinamica e godibile, chiusa poi nel segno della convivialità con un ottimo buffet offerto dall'organizzazione.
La serata è caduta, per una coincidenza che merita di essere segnalata, nello stesso giorno in cui, nel pomeriggio, Castel Volturno è scesa in piazza per dire NO al CPR. Due momenti diversi, ma accomunati da una comunità che prova a prendere la parola su che cosa vuole essere: un territorio che subisce decisioni calate dall'alto, o uno che costruisce da sé la propria identità, con il cinema, con i giovani, con la partecipazione.
Tenere vivo per nove anni un festival, in un luogo che stenta a ricostruire una propria identità, non è affatto scontato. Per questo il lavoro di Daniela, Paola ed Emanuela merita di essere raccontato e sostenuto. L'appuntamento è alla decima edizione.
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