L'addio di Marrandino a Castel Volturno: il dramma umano dietro il crollo politico

Pubblicato il 24 luglio 2026 alle ore 07:38

a cura di Bruno Marfé

Il passo indietro di Pasquale Marrandino dalla carica di Sindaco di Castel Volturno non è soltanto la cronaca di una scossa istituzionale, ma il racconto intimo di un uomo arrivato al punto di rottura. Nel suo messaggio ai cittadini, l'annuncio delle dimissioni irrevocabili, giunto dopo la notifica della fissazione dell'interrogatorio di garanzia e la contestuale richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura, viene descritto dallo stesso primo cittadino come l'atto più doloroso della propria vita. Un gesto dettato, scrive Marrandino, dalla volontà di difendere la propria dignità, ma soprattutto di tracciare una linea di protezione attorno agli affetti più cari.

Il travaglio di un uomo e la difesa dell'onore

Nel suo lungo e accorato messaggio ai cittadini, Marrandino spoglia la politica per far parlare l'uomo, il padre, il cittadino. Tra le righe emerge la sofferenza di chi si trova improvvisamente catapultato in un incubo giudiziario, ma anche la determinazione fermissima nel ricordare a tutti che una richiesta della Procura non equivale a una condanna. Siamo nella fase delle indagini preliminari, un momento in cui le ipotesi dell'accusa devono ancora passare al vaglio del giudice. L'ex sindaco rivendica la propria totale fiducia nella magistratura, ma rivendica con pari forza la necessità di affrontare questo percorso a testa alta, senza lo scudo né il peso della fascia tricolore. La scelta di dimettersi nasce proprio da qui: dalla volontà di non far pagare alla propria famiglia il prezzo altissimo di una battaglia penale e di presentarsi davanti al giudice con la sola forza della propria verità.

Undici anni di vita donati alla città

Il bilancio emotivo che Marrandino traccia del suo percorso è quello di un amore totale e viscerale per il proprio territorio. Undici anni spesi prima nell'associazionismo, poi come assessore e infine alla guida della città, vissuti senza orari, senza pause, sacrificando la salute, il lavoro e la tranquillità personale. Fare il sindaco a Castel Volturno, ricorda l'ormai ex primo cittadino, non è un semplice incarico amministrativo, ma una vera e propria missione quotidiana in una terra complessa e difficile. Un impegno totalizzante che oggi chiede il conto più alto. La decisione di chiudere definitivamente con la vita politica non nasce da una resa o dalla paura, ma dalla consapevolezza matura che nessun ruolo pubblico può valere la serenità dei propri figli e la distruzione della sfera privata.

L'uscita di scena e l'arrivo immediato del Commissario

Mentre la vicenda umana si avvia verso le aule di giustizia, la macchina istituzionale subisce una forte accelerazione. La concomitanza tra le dimissioni del primo cittadino e la perdita della maggioranza consiliare attiva le procedure d'urgenza previste dal Testo Unico degli Enti Locali. Ai sensi dell'articolo 141 del TUEL, il crollo simultaneo dell'agibilità politica e del sostegno dell'assise cancella i venti giorni d'attesa canonici. La gestione della città passa così direttamente alla Prefettura di Caserta, che nelle prossime quarantotto ore formalizzerà lo scioglimento del Consiglio e la nomina di un Commissario Prefettizio per garantire la continuità amministrativa.

Castel Volturno si avvia verso una nuova fase di transizione, mentre Pasquale Marrandino torna a essere un semplice cittadino. Sarà la magistratura a stabilire la verità giudiziaria di questa inchiesta; al tempo e alla storia, invece, l'ex sindaco affida il racconto di undici anni spesi con il cuore in mano per la sua città.

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